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"Il centro non regge più". David Weinberger e l'avvento di Internetminator
Inviato da Editore il Mar, 12/20/2011 - 11:17
Il 3 gennaio prossimo torna in libreria David Weinberger, uno dei più conosciuti osservatori di Internet e autore dell’arcinoto The Cluetrain Manifesto”. E come c’era da aspettarsi il nuovo libro, ancora prima di essere pubblicato, sta già suscitando polemiche ed è destinato a sollevare ancora più aspri dibattiti.
Il libro si intitola “Too Big to Know” e oltre alle sperticate lodi da quarta di copertina a firma di Marc Benioff, John Seely Brown, Tony Burgess, Clay Shirky, ecc. reperibili in rete, ha già raccolto una prima valutazione dei contenuti da parte di Quentin Hardy sul suo blog del New York Times.
L’articolo ha già un titolo provocatorio - “How the Internet is Ruining Everything” - e, più che sul libro, si basa sui contenuti di una conferenza tenuta da Weinberger circa un mese fa alla Berkeley School of Information dell’Università della California, in occasione della quale lo studioso ha toccato gli stessi temi del libro di prossima uscita, il più importante dei quali parrebbe essere la distruzione a opera di Internet delle istituzioni dedicate al sapere e alla cultura.
I riflessi nefasti del Web sull’editoria, l’estinzione, ormai data per certa, delle enciclopedie, le infinite crepe, indizio di un ormai prossimo crollo, che si allargano sempre più negli edifici tradizionalmente demandati ad ospitare conoscenza e cultura, sono tutti sintomi la cui causa, secondo Weinberger, sarebbe da ricercare in quello che è probabilmente il medium più potente mai inventato dall’uomo: Internet, appunto.
"Allor si mosse, e io li tenni dietro"
Inviato da Editore il Ven, 11/11/2011 - 15:50
Tim Berners-Lee, un Virgilio per la "Commedia" di Internet a Roma per festeggiare il 20° anniversario della nascita del Web.
Le origini del Web sono da rintracciare (anche) in un vecchio volumone vittoriano, ammuffito e dal titolo ambizioso: Enquire Within Upon Everything (Chiedere all’interno per informazioni su qualsiasi cosa).
Da quel volume Tim Berners-Lee trasse il nome del primo dei programmi dai quali sarebbe infine nato il World Wide Web: Enquire, appunto.
La storia del Web - delle ragioni che lo hanno motivato all’inizio e che ancora lo motivano a credere nel sogno di una rete sempre più intuitiva e interattiva - Berners-Lee la racconta in un libro pubblicato nel 1999 (nel 2001 in Italia) e intitolato Weaving the Web. The Original Design and Ultimate Destiny of the World Wide Web (in Italia il titolo del libro è “L’Architettura del Nuovo Web” e - come spesso purtroppo accade con le traduzioni - non rende del tutto l’obiettivo dell’autore, come riesce invece a fare l’originale).
Nel libro c’è tutto Tim Berners-Lee. Tutto il suo essere una persona tanto straordinaria quanto schiva, tanto appassionata quanto riservata, umile ma determinato come pochi a prendersi cura di quello “spazio universale in cui viaggiano tutti i link ipertestuali” al quale ha dato vita e che ha chiamato World Wide Web.
Tim Berners-Lee ha realmente cambiato in maniera sostanziale, grazie al suo lavoro e alla sua passione, le sorti di Internet; invenzione già di per sé straordinaria ma destinata a rimanere patrimonio di pochi senza la sua determinazione a trasformare in realtà “un tutto potenzialmente collegato a un tutto, un’utopia che ci regala una libertà mai vista prima e ci consente di crescere in modo più veloce di quanto non fosse possibile quando restavamo impelagati nei sistemi gerarchici di classificazione”; un “luogo interattivo” che “non comprende solo la possibilità di scegliere, ma anche quella di creare”.
Riflessioni sull'intervento di U. Eco al Salone del libro di Derrick de Kerckhove
Inviato da admin il Lun, 05/24/2010 - 09:52
Derrick de Kerckohove ha scelto il nostro sito per rispondere all'intervento di Umberto Eco al Salone del libro di Torino. Siamo orgogliosi di condividere con voi in questo spazio quanto ricevuto da Derrick:
"La tesi di Umberto Eco è, come al solito, geniale e profonda. La sua definizione della memoria è preziosa, indimenticabile, per dire.
Detto questo mi sorprende l'assenza di visione nel suo giudicamento del Web. La sua condanna dei nuovi modi di creare enciclopedia mi fa venire in mente le predizioni di McLuhan quando parlava del prossimo medium:
The next medium, whatever it is- it may be the extension of consciousness- will include television as its content, not as its environment, and will transform television into an art form. A computer as a research and communication instrument could enhance retrieval, obsolesce mass library organization, retrieve the individuals encyclopedic function and flip into a private line to speedily tailored data of a saleable kind (Marshall McLuhan, Understanding Media, 1962).
L'intelligenza della rete è fenomenale e di un tipo del tutto inedito. Siamo nella terza fase, la terza grande onda portante del linguaggio umano.
La prima, orale, portava la memoria nei corpi, e era completamente prigioniera del contesto.
La seconda, scritta, portava il linguaggio su pietra e poi carta, archiviandolo e liberandolo delle servitudine al contesto. Di là nasce, per esempio, la finzione.
La terza fase è l’elettricità. Porta la memoria in sospensione, come lo fa nostra propria mente. Questa nuova fase incomincia con il telegrafo, l'incontro mitico del linguaggio con l'elettricità, la moltiplicazione del massimo della complessità moltiplicato con il massimo della velocità. Non porta memoria, è memoria in atto. Dal telegrafo a Twitter, l'elettricità tratta nostro linguaggio in modi sempre più sottili, sempre più cognitivi e sempre più intelligenti.
Eco non sembra occuparsi molto dei cambiamenti di forme d'intelligenze connesse e collettive che sono rappresentate nel Web in generale e in Wikipedia in particolare. Come tutti grandi filosofi e pensatori da Platone a lui stesso, Eco è una figura della lettera scritta. L'alfabeto è la sua "struttura assente". Inoltre è bagnato dentro la cultura della scrittura alla fiera del libro. Non vede, non sente il corrente. Pero ha certamente ragione preoccuparsi del futuro della memoria intanto che gli supporti elettronici di qualche genere hanno finora una speranza di vita di meno 150 anni (quella della stampa connessa non ha limita particolare, almeno che la carta è di veramente bassa qualità). Chiaro si potrebbe fare che qualche nuova scoperta risolve anche questo. Pero non è la domanda sul web. Il Web è un sistema di processing, di trattamento, non è un sistema di memoria. Le cose che ci trovino sono l'equivalente della memoria a corto termine (Short Term Memory), o, come lo direi mio collega Endel Tulving, un sistema di memoria "episodica". Porta le cose che servono solo fine a quando non servono più nel ambiente in atto. Pensandoci bene, il web è del tutto contrario alla stupidità, è l'intelligenza globale che si sta organizzando."
Wikipedia secondo Umberto Eco: “Il web è idiota ”
Inviato da admin il Lun, 05/24/2010 - 09:37
Al Salone del Libro di Torino, Umberto Eco avverte che il Web sta distruggendo la memoria. Definisce il Web “idiota” in un certo senso, perché non è in grado di fare una selezione delle informazioni, rischiando così di farci perdere quelle informazioni condivise che fanno parte dell’enciclopedia comune.
Nel corso dell’intervento, chiamato “L’avvenire della memoria” e introdotto dalla semiologa Patrizia Violi, Umberto Eco ha proposto un’equivalenza tra anima, cultura e memoria.
L’anima è fondamentalmente memoria. Senza memoria, non si può andare né all’Inferno, perché la dannazione consiste nel rivivere costantemente i propri peccati, né in Paradiso, perché se ci arrivassimo senza memoria la beatitudine non sarebbe che un’ipnosi senza senso.
Il Web, secondo Eco, è un dispositivo idiota perché trattiene ogni cosa e il suo contrario, senza avere la capacità di filtrare le informazioni. Inoltre, non mette niente in latenza e si basa sull’eccesso di informazione sempre presente e disponibile.
Allo stesso tempo, non esiste la certezza che i nostri supporti elettronici durino a lungo. Ad esempio, i floppy disk sono quasi del tutto scomparsi e la stessa cosa potrebbe accadere ai CD e DVD. Nessuno ci dice che i computer del futuro saranno in grado di leggerli.
Il rischio è di perdere di vista l’enciclopedia comune, ovvero l’insieme delle conoscenze relative al mondo che possiede ognuno di noi e della quale ogni volta attiva una versione parziale secondo le esigenze. Infatti, secondo Eco, il rischio è di trovarsi di fronte a sei miliardi di enciclopedie individuali, una diversa dall’altra, in cui le nozioni condivise sono perdute.
Nel mirino c’è quindi la conoscenza condivisa tipica di Wikipedia, dove l’utente può modificare le voci a suo piacimento e in cui le fonti si fanno vaghe. Ma Umberto Eco conserva la speranza che nel lungo periodo ci possa essere una comunità motivata, allargata e non scientifica a correggere continuamente gli errori.



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