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Il termine nativi digitali è probabilmente uno dei tentativi più riusciti di “naming generazionale”, una classificazione indovinata per la generazione che si affaccia oggi alla maturità.
I 18-25enni che compongono questa nuova categoria sono - e saranno in misura sempre maggiore - gli attori principali di un cambiamento radicale del nostro ambiente socio-economico, una vera e propria mutazione che prefigura il nascere di un ambiente totalmente diverso da quello in cui viviamo e al quale ha, in gran parte, dato forma - sicuramente ha vissuto ed è cresciuta - la generazione dei baby-boomers, la generazione dei nati tra il 1945 e il 1964.
Ben il 55% del vasto campione preso in esame da SWG per la ricerca sulla creatività in Italia, appartiene alla categoria dei “navigatori insaziabili”: tutti coloro che ritengono vitale essere sempre collegati in rete (per i dettagli sul vasto campione di 4000 individui presi in esame, rimandiamo alla ricerca).
Da ambiente prevalentemente maschile a nuovo spazio di dialogo per donne di tutte le età. È questo uno dei più significativi mutamenti in rete che emerge dall’indagine sull’humus e le dinamiche della Creatività svolta da SWG.
La pervasività dei sistemi, la capacità elaborativa degli oggetti che ci circondano, la possibilità di soddisfare in qualunque momento e in qualsiasi luogo le proprie necessità, sono le caratteristiche principali del sistema in cui siamo integrati. E questo 2030 tanto lontano e nebuloso, che cercavamo di progettare nel 2010 all’interno dei laboratori universitari quando ero un giovane ricercatore di 30 anni, oggi si manifesta in tutta la sua chiarezza e complessità come un reticolo di relazioni dove mondo reale e virtuale convivono nella quotidianità dell’uomo.



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