PUT, PUM, Boom - Quale “acronimo” per la mobilità sostenibile?
Inviato da Editore il Mar, 11/29/2011 - 13:33

La quantità di ricerche effettuate e di sperimentazioni messe in moto sul tema della mobilità sostenibile è impressionante. 

L’indagine realizzata da Asset Camera in collaborazione con CRITEVAT dell’Università Sapienza realizzata per Ecopolis riporta un’ottima selezione delle iniziative a livello europeo e italiano e, correttamente, segnala i due aspetti - positivo e negativo - di questo proliferare di iniziative, piattaforme, portali, progetti, tutti volti a fornire una o più soluzioni percorribili per conseguire l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale dei mezzi di trasporto.

L’indagine evidenzia che, solamente sulla base di quanto già esistente, sarebbe possibile realizzare una vera e propria enciclopedia per la conoscenza della materia e dei percorsi risolutivi realizzati o possibili. Una fonte di conoscenza unica e potenzialmente accessibile a chiunque, capace di raccogliere tutte le esperienze volte a risolvere un problema che affligge i cittadini di qualsiasi città - e delle metropoli in particolare - ma che ha anche effetti devastanti sulle modalità di governo del territorio a livello locale, nazionale e, infine, mondiale.

I problemi della mobilità, infatti, non riguardano solamente la vivibilità delle nostre città e la qualità dell’aria che respiriamo, ma hanno profondi riflessi sull’economia del paese e sulle sue prospettive di crescita.

Abbiamo già visto le due guide sulla mobilità prodotte a livello europeo: il Libro Bianco e il Libro Verde. Ma la UE si muove anche in maniera meno teorica finanziando progetti e ricerche applicate di iniziative e di guida alle best practices in diversi paesi europei. 

L’indagine CRITEVAT cita le più significative soffermandosi in particolare sull’iniziativa denominata CIVITAS, avviata nel 2002, che si propone di aiutare le città a realizzare sistemi di trasporto più sostenibili ed efficienti grazie a una serie integrata di misure tecnologiche e politiche. Ad oggi la comunità CIVITAS raccoglie 58 città pilota e oltre 160 altre città coinvolte nel Forum (25 delle quali italiane). E CIVITAS non è che la proverbiale punta dell’iceberg di quel proliferare di iniziative di cui parlavamo prima. 

Ma cosa succede nello specifico del nostro Paese? Come viene trattato il tema della mobilità urbana? Qual è lo stato dell’arte in materia di pianificazione dei trasporti?

Anche da noi le iniziative non mancano di certo. Anzi! Ne esistono talmente tante che corriamo il rischio di dover elaborare un piano apposito che regolamenti il traffico di proposte, norme, codici, programmi, ecc.

Non staremo ad elencare tutte le iniziative. Il documento del CRITEVAT fa già un ottimo lavoro e se volete saperne di più basterà che lo scarichiate a partire da qui.

Ci limiteremo a notare che fra PUT (Piano Urbano del Traffico, nelle sue declinazioni PGTU, PPTU e PETU), PUM (Piani Urbani di Mobilità), PRG,  non mancano certo gli acronimi e le iniziative pronte a farci fare un salto quantico (con relativo botto) nella nuova era della mobilità sostenibile.

Lodevole da un lato, ma con un forte rischio di disorientamento per le istituzioni stesse e, soprattutto, per i cittadini. 

I quali, forse, vorrebbero solamente indicazioni chiare, interventi programmati ed efficaci, magari anche in grado di misurare gli effetti che questi stessi provvedimenti - presi, e talvolta subiti - realmente hanno ai fini del miglioramento della viabilità e della qualità dell’aria che respiriamo.

Voi che ne dite? Quale sarebbe il vostro “acronimo” - e la vostra “ricetta” - per rendere concreta la mobilità sostenibile?

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