Il 2009 è stato l’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione. La ricerca commissionata dalla Camera di Commercio di Roma all’Istituto di Ricerca SWG dedica una parte dello studio all’analisi dell’immaginario e degli atteggiamenti sulla creatività che emergono tra gli italiani.
I dati della ricerca tratteggiano un Paese per il quale la creatività sembrerebbe esprimersi in direzione della capacità di trovare soluzioni diverse e innovative rispetto ai problemi che ci si trova a dover affrontare nella vita e nel lavoro. Una qualità, inoltre, che, lungi dall’essere innata, può invece essere appresa e “coltivata”.
Il concetto di creatività, chiarisce la ricerca, è un concetto ancora giovane essendo nato nel secolo scorso. Poincaré, il celebre matematico e fisico francese che introdusse il principio di relatività, individuava la creatività nel processo capace di unire elementi pre-esistenti con connessioni nuove al fine di accrescerne l’utilità. Proprio capacità di innovazione e pragmatismo sono due degli elementi che, associati, possono far balenare la scintilla della creatività.
Il momento storico che stiamo vivendo, fatto di precarietà, incertezza, continuo divenire, si configura - in quest’ottica - da un lato come un limite e dall’altro come una risorsa. In questo tipo di contesto infatti l’individuo tende sì a fare affidamento sulle poche sicurezze a portata di mano, ma anche a ricercare nuovi modelli culturali sui quali poggiare le basi per lo sviluppo della propria qualità di vita e di quella delle generazioni future. Insomma, il mutamento sociale favorirebbe in potenza lo sviluppo di azioni creative.
Inutile ripetere quanto la nostra società stia cambiando in questi anni. E’ sotto gli occhi di tutti, persino di coloro che non vogliono vedere. La vera domanda di questi pochi anni del nuovo secolo riguarda la capacità che gli esseri umani hanno di accettare la sfida, di governare un cambiamento davvero radicale sotto moltissimi punti di vista.
Se il periodo storico che attraversiamo favorisce la creatività, viene immediato chiedersi in che modo reagiranno gli Italiani.
giudicare dai dati della ricerca, gli Italiani potrebbero avere una marcia in più grazie alla tendenza, nella maggior parte dei casi, a ricercare soluzioni alternative ai percorsi tradizionali e consolidati. Ora, se fosse vero che questo tipo di atteggiamento equivale a un forte predittore di creatività, allora il nostro Paese si collocherebbe all’interno di una dimensione fortemente competitiva.
Tuttavia, dalla ricerca emerge chiaramente che, nel complesso, gli Italiani si considerano dei sognatori. Essere concreti e realisti - in breve pragmatici - non è, in realtà, la posizione maggioritaria. Inoltre, la capacità di gestire il lato pratico delle cose viene demandata ai padri mentre i figli rivendicano a sé le capacità creative e l’espressione intellettuale.
Il quadro che emerge dalla ricerca è tanto interessante quanto contraddittorio. Se da una parte è vero che si cercano più punti di vista e strade alternative per affrontare i problemi, dall’altra ci si definisce “sognatori”. È vero, entrambi questi atteggiamenti appartengono di diritto ai tratti tipici della “mente creativa” ma divergono totalmente e assumono valenze radicalmente diverse se visti nel quadro di riferimento di una società in rapida trasformazione come quella in cui viviamo.
La capacità creativa degli Italiani - un tratto che spesso viene associato alla personalità degli italiani visti dall’estero - non è in discussione, sia essa frutto di una mente pragmatica o di una mente sognatrice.
La domanda da porsi è: in che modo tutto questo fertile terreno creativo sarà capace di esplicitarsi in azioni concrete per il futuro e lo sviluppo del nostro paese?



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