Delle 1015 aziende multinazionali top presenti nel mondo, ben 403 sono presenti nel nostro territorio (8 di queste sono italiane). L’atteggiamento prevalente da parte di chi è presente nel nostro paese sembra essere di diffusa benevolenza - tratto marcato in chi osserva la realtà italiana da distanza -; tuttavia, le complessità del nostro paese non sfuggono a chi ha deciso di operare in Italia e comportano uno sforzo di comprensione e di adattamento non indifferente.
L’indagine condotta da IPSOS per conto della Camera Commercio di Roma e disponibile qui (http://www.culturaecambiamento.it/node/352) in versione integrale, porta alla luce la percezione dei limiti strutturali e delle zone d’ombra percepite da chi nel nostro paese ha deciso di investire.
Burocrazia, complessità del sistema legale-amministrativo, interpretazione soggettiva delle regole, sono alcuni degli elementi che portano le aziende a percepire una sostanziale “inquietudine” di fronte a una cornice organizzativa e amministrativa spesso oscura, sicuramente mutevole.
Emerge dal parere degli intervistati la chiara percezione di un sostanziale pragmatismo degli italiani, capaci di gestire questi nodi problematici adottando strategie di gestione e breve termine. Insomma, il problem solving che, giocoforza, supera gli ostacoli burocratici che impediscono lo sviluppo di una visione e di una capacità strategica di pianificazione sul lungo periodo.
Ma che cosa ci rende un “bel paese” agli occhi delle aziende straniere?
Ovviamente alcune caratteristiche che da sempre distinguono l’Italia e ne fanno un polo d’eccellenza culturale ma anche altre caratteristiche, forse meno ovvie e probabilmente poco valorizzate dagli stessi italiani: qualità intellettuale e talento per l’innovazione, capacità di aprirsi agli altri - alle altre culture, al cambiamento - industriosità e dedizione al lavoro, talento per la creazione di brand.
I settori riconosciuti, dove queste qualità prosperano, sono la moda e il design, ma esistono contesti diversi e non altrettanto noti, nei quali l’Italia eccelle e che necessiterebbero di un supporto promozionale più strutturato nei confronti degli osservatori che hanno meno familiarità con la struttura produttiva del nostro Paese. Il settore ingegneristico e le produzioni di nicchia a forte impronta artigianale sono due esempi di eccellenza da valorizzare anche se da parte del sistema Italia è necessario migliorare sia la conoscenza delle lingue straniere - a partire dall’inglese - sia le infrastrutture tecniche, fisiche e di telecomunicazione.
Infine, permane negli osservatori, da un lato, la sensazione che l’Italia sia incapace di appropriarsi di un progetto e di creare la necessaria coesione e consenso per realizzarlo e, dall’altro, la percezione di un’Italia che attrae limitatamente ai poli di Lombardia e Lazio.
Ecco dunque che, a livello di immagine ma anche di possibilità di sviluppo, l’estero che guarda all’Italia dovrebbe essere messo in condizione di allargare gli orizzonti e superare il bipolarismo Roma-Milano.
Un superamento possibile ma che richiede un impegno per abbattere la percezione negativa dovuta alle pastoie burocratiche e a quelle zone d’ombra del nostro sistema paese che l’estero che guarda all’Italia percepisce in maniera chiara. Zone d’ombra e pastoie che non solo rallentano il processo di espansione delle multinazionali nel nostro Paese ma anche quello di valorizzazione del nostro potenziale professionale all’estero.



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