Agricoltura: singolare, femminile, prevalentemente immigrata?
Inviato da Editore il Mar, 12/06/2011 - 15:00

 

Secondo il rapporto Censis 2011, reso pubblico il 2 dicembre scorso, l’agricoltura è stato sinora il settore nel quale la crisi ha avuto l’impatto minore rispetto al resto del sistema economico, migliorando addirittura la produttività e riuscendo a conservare il primato del maggior numero di prodotti agroalimentari di qualità con denominazione protetta: il 22,1% di tutti quelli riconosciuti in ambito comunitario (il comunicato stampa del Censis relativo alla "società italiana al 2011" è scaricabile a partire da questo link). 

Nell’indagine “La Città che mangia”- realizzata da Asset Camera, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con SWG per Ecopolis - si racconta, fra le altre cose, la storia di una imprenditrice straniera, che crediamo fornisca delle interessanti indicazioni relative al potenziale ruolo futuro dell’immigrazione femminile nelle zone rurali e nel settore dell’agricoltura in particolare.

Fatima - nome fittizio scelto per raccontare una storia vera - è una donna marocchina che ha sposato un italiano. Arrivata in Italia per lavorare come stagionale nel settore del turismo, sceglie presto di abbracciare la passione del marito per l’agricoltura e ne fa la sua professione. Nel 2008 diventa imprenditrice e crea un’azienda agricola che, da allora, continua a darle delle soddisfazioni nonostante le difficoltà dovute all’ambiente che la circonda e le molte diffidenze che è stata costretta a superare.

Con il tempo, grazie al supporto del marito e al suo lavoro, non solo Fatima è riuscita ad integrarsi ma è diventata una valida interlocutrice per gli altri agricoltori della zona. 

Fatima è oggi convinta che a presidiare il settore dell’agricoltura in futuro saranno sempre più gli immigrati come lei. Gli italiani - sostiene Fatima - non sono più attratti da questo lavoro. Le rare eccezioni Fatima le ha trovate tra i giovani e, in base a quanto lei stessa ha potuto constatare durante alcuni corsi di formazione e aggiornamento che ha frequentato, soprattutto tra le donne.

Un solo caso non basta, ovviamente, a fornire indicazioni sull’esistenza di un trend destinato ad affermarsi. 

Tuttavia, i casi di imprenditori - e soprattutto imprenditrici - straniere nel nostro paese sono in costante aumento e oggi rappresentano - sempre secondo i dati Censis 2011 - il 21,8% del totale degli imprenditori stranieri in Italia. 

Non tutte nell’agricoltura, sia chiaro. 

Al momento gli stranieri impiegati in questo settore risultano essere solo il 4,3% del totale, rispetto al 59,4% impiegato nei servizi, il 19,5% nell’industria e il 16,7% nelle costruzioni. 

E’ tuttavia probabile che i dati relativi alla presenza di immigrati nelle aree rurali e di lavoranti stranieri più o meno regolari non corrispondano alla realtà dei fatti e che, di conseguenza, quel 4,3% potrebbe in realtà essere solo una parte di un valore percentuale più elevato.

Come anche i dati del Censis dimostrano, le opportunità offerte dal settore agricolo sono decisamente interessanti, sia per gli italiani sia - come la storia di Fatima dimostra - per gli immigrati. 

Chi saprà coglierle? 

Saranno davvero i giovani italiani e, in particolare, le donne come suggerisce Fatima, oppure l’agricoltura di domani sarà, sì, sempre più al femminile ma con un più o meno spiccato accento straniero?