L’Italia dell’acqua, l’Italia del vento, l’Italia del sole. La geografia del nostro Paese indicatore chiave per le scelte energetiche del futuro.
Inviato da Editore il Mar, 11/29/2011 - 13:17

Secondo le ultime stime, mancano circa 12 anni all’estinzione delle riserve naturali di gas in Italia. A che punto siamo con le energie rinnovabili?

E’ vero, come sottolinea il rapporto “Città, Costruzione ed Energy Technology” realizzato da Asset Camera in collaborazione con CRESME Ricerche per Ecopolis,  le stime si basano su calcoli probabilistici e potrebbero essere sbagliate sia in relazione ai ritmi di estrazione sia perché nuovi giacimenti potrebbero venire alla luce. Tuttavia il dato suscita una certa inquietudine. Dodici anni passano in fretta e se pensiamo che il gas naturale ammonta al 22% della produzione nazionale di energia, appare chiaro che il problema assume ogni giorno di più carattere di urgenza.

Rispetto a quaranta anni fa, l’Italia produce oggi più rinnovabili ma anche più petrolio (nel 2009 ne sono stati estratti 4,5 milioni di tonnellate). Oggi le energie rinnovabili rappresentano la maggior voce di produzione interna, ma il loro contributo al consumo interno lordo è piuttosto modesto (circa il 6,8% nel 2008 secondo Eurostat). Inoltre, la produzione di energie rinnovabili è ancora legata quasi totalmente alle rinnovabili tradizionali, quelle a maggior impatto ambientale e minore potenzialità di sviluppo futuro.

Eolico e solare hanno una rilevanza marginale sulla produzione totale (6% il primo, 0,8% il secondo) specie se paragonate all’idroelettrico (quasi il 50% del totale di energia proveniente da rinnovabili) e alla legna e assimilati (21%). L’energia proveniente da tecnologia geotermoelettrica, infine, pesa per il 7,7% sulla produzione di energia rinnovabile (sempre in base ai dati del 2008).

Nel rapporto si evidenza che l’anno ormai al suo termine e il 2012 faranno segnare un significativo balzo in avanti, soprattutto nel settore fotovoltaico e già nei due anni precedenti, le nuove installazioni di impianti solari ed eolici hanno superato quelle da fonti elettriche tradizionali. I dati fanno ben sperare, almeno in termini di coscienza ambientale da parte degli operatori del settore edilizio e, più in generale, dei cittadini.

Ma in che direzione vanno le scelte “ecologiche” del nostro Paese?

La divisione Nord/Sud fa capolino anche nelle questioni energetiche, ed ecco allora che il Nord si caratterizza per la forte specializzazione in produzione idroelettrica mentre il Sud sceglie di crescere a ritmi costanti nella specializzazione in quello che attualmente appare come uno dei segmenti più dinamici delle energie rinnovabili su scala mondiale: l’energia eolica.

Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, sono le prime cinque regioni in termini di megawatt complessivamente prodotti e sono le stesse che stanno ai primi posti della classifica nella produzione idroelettrica.

Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna occupano, invece, i primi quattro posti per l’eolico nel nostro Paese. 

La geografia e le differenti caratteristiche morfologiche fra Nord e Sud giocano dunque un ruolo decisivo nella scelta di tecnologie per l’energia rinnovabile, tuttavia le diverse Regioni trovano un terreno comune quando si vanno a guardare i dati relativi all’energia prodotta dalle bio-masse e dal fotovoltaico.

Per l’energia da bio-masse, i primi posti sono occupati da Lombardia ed Emilia Romagna, subito seguite da Puglia e Calabria. Nel fotovoltaico primeggia la Puglia, seguita ancora una volta dalla Lombardia e, poi, da Trentino ed Emilia.

L’immagine che emerge da questi dati è quella di un Italia che sembrerebbe aver capito in modo naturale la direzione da seguire per lo sviluppo energetico. Un’Italia dell’acqua e un’Italia del vento accomunate dall’energia prodotta dalle bio-masse e dal sole.

Più chiaro di così!

Se a questo quadro aggiungiamo l’elemento della nostra identità nazionale vista come forza dinamica che raccoglie significato e vigore - sprigionando, appunto, energia - dalle idee e dalle azioni dei comuni cittadini, avremo l’immagine di un Paese destinato a un “radioso” futuro.

Contrariamente a quanto sosteneva Metternich, siamo molto di più di una “espressione geografica”. Ma forse proprio nella nostra geografia - e fisica e politica - potrebbe celarsi la chiave del nostro futuro. In materia di energia e non solo.