Padri, figli e creatività: il “mutuo soccorso” necessario?
Inviato da admin il Gio, 07/08/2010 - 12:29

Riusciamo nella vita grazie a preparazione e competenza ma abbiamo anche bisogno di creatività e di capacità di innovare. I primi due tratti caratteriali sono indispensabili per il 51% degli italiani mentre gli altri due sono necessari secondo un quarto del campione intervistato per la ricerca su Italiani e Creatività effettuata da SWG per conto della Camera di Commercio di Roma e scaricabile qui (http://www.culturaecambiamento.it/node/241)

Sempre un quarto circa degli Italiani propone una visione più tradizionale e indica conoscenze o capacità relazionali come “doti” necessarie per avere successo nella vita. In pratica, il capitale sociale è ancora vissuto come un veicolo di successo; l’appartenenza a un determinato gruppo e i giusti appoggi possono semplificare la vita o, quanto meno, la riuscita professionale.
 

La ricerca ha, tuttavia, messo in luce anche il richiamo al carattere e alle qualità di determinazione e spirito di sacrificio necessari per il raggiungimento di traguardi ambiziosi.
 

Mettersi in gioco, capire l’ambiente circostante e adeguarsi alle richieste esterne - tutte qualità che richiedono un atteggiamento proattivo, ben lontano dal corredo che accompagna, ad esempio, l’iconografia tipica del “bamboccione” - vanno di pari passo con la fiducia nell’elemento fortuna, ritenuta da alcuni essenziale al successo.
 

Dai dati della ricerca sembrerebbe emergere un italiano virtuoso, posato, padrone di sé. Cosa ancor più vera se agli elementi elencati più sopra aggiungiamo la scarsa importanza attribuita dal campione a caratteristiche quali la mancanza di scrupoli, lo spirito di competizione e la velocità di azione e decisione.
 

Il quadro che emerge presenta, tuttavia, elementi contrastanti; non ultimi quelli relativi ai fattori esterni ritenuti importanti per il successo. Anche se il 36,1% degli individui intervistati è convinto della necessità della spinta innovativa possibile grazie alla creatività, è altrettanto certo che rimane maggioritaria in Italia la posizione di chi crede che il successo dipenda principalmente da fattori non governati dalle proprie capacità, dalla volontà, dalla proattività.

Il confronto generazionale offre ulteriori sorprese e sono proprio i giovani a offrire spunti di riflessione interessanti.

Se creatività e capacità di innovare sono ritenute importanti dal 36,1% del campione, sorprende che tale consapevolezza sia più elevata nei padri che nei figli. Se da un lato è piuttosto naturale che preparazione e competenza siano considerate necessarie per affermarsi dalla generazione di 45-55enni, dall’altro è molto meno scontato aspettarsi che questa stessa generazione sia portata a enfatizzare il valore della creatività e della capacità di innovazione in misura maggiore rispetto alle generazioni successive.
 

E, ancora, sorprende constatare che considerare la fortuna alla base del proprio successo sia un dato decrescente con l’aumentare dell’età: i più fatalisti sono, infatti, nella generazione compresa fra i 18 e i 24 anni.

In questo primo round dell’ipotetico confronto tra padri e figli, sottolinea uno degli autori della ricerca, sono proprio i padri a risultare più fiduciosi nel valore della creatività. Risultato che comunque trova corrispondenza in alcuni altri tratti caratteriali e culturali che contribuiscono a disegnare il profilo della generazione più giovane.
 

Sembrerebbe evidente che la sfiducia dovuta a un futuro incerto deprima le istanze innovative e creative, lasciando spazio nei giovani a un più marcato fatalismo.
 

Che i figli abbiano bisogno dei padri oggi ancor più che in passato?
 

Condivido il pensiero postato da Giuseppe Vinciguerra. Noi giovani spesso ci sentiamo oppressi in un ambiente che non stimola affatto la creatività ed il pensiero innovativo. C'è da dire anche che i nostri padri hanno vissuto in un periodo storico in cui lo sviluppo economico ha stimolato le nuove inziative e dato speranza a quelle generazioni, oggi, invece, viviamo un periodo di depressione generale che non ci lascia sperare molto per il presente ed il futuro prossimo..

Direi che questa da un certo punto di vista sia si un'analisi razionale. Ma che per un certo aspetto rispecchi una scuola d pensiero. Penso che il problema non sia legato al fatto che ci debba essere una pseudo dipendenza tra figli e padri - ovviamente mi riferisco all'oggetto della discussione - . Il mio pensiero (a mio modesto parere) è che la società non si sta preoccupando di quei giovani creativi dando loro una chance, una possibilità. Il nostro è un sistema ipocrita basato su tutto ma sicuramente non su ciò in cui dovrebbe. Ovvero creare delle reali occasioni affinché i giovani possano volgere lo sguardo in una prospettiva che nel nostro paese non esiste da tempo. La creatività. E' dalla notte notte dei tempi che gli Italiani ne sono ancora oggi sono un grande riferimento, ma allo stesso modo non facciamo nulla per stimolare quelle stesse persone che trovano in altri paesi quell'occasione che in Italia viene negata! Padri e figli. Stabilirne una connessione pensando che le nuove generazioni ne siano così dipendenti non la condivido appieno. Se ragioniamo in senso più ampio dovremmo estendere l'interrogativo anche sulla nostra società e dalle persone che la costituiscono, dalla volontà da parte di questi soggetti nell'essere propositivi creandone le condizioni affinché ci si possa esprimere creativamente, come se il nostro paese fosse un grande laboratorio creativo. Forse sono un sognatore. Forse sono un illuso o forse non ho capito niente! Oggi esprimere un'opinione significa schierarsi da una parte o dall'altra. Sono convinto però che se si volessero creare delle reali occasioni ne gioverebbero tutte le parti. Il vantaggio? Quello di essere effettivamente ed efficacemente quello che si cerca di stabilire dalla statica in oggetto. Ma allo stesso modo l'esperienza acquisita (padre) si trasforma in una risorsa spendibile per i figli e non un bisogno. Se pur banale dirlo: è l'uomo che fa la differenza. Se effettivamente Tutti lo vogliamo, possiamo farla. Potremmo definirlo un costo opportunità dove l'interesse personale, l'ipocrisia e la mancanza di coscienza non dovrebbero esserne le protagoniste, come puntualmente succede. Questa sarebbe la vera occasione per tutti quei giovani creativi che si impatterebbero in una società migliore, più pulita!