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L’Italia vista dall’estero: amore con… riserve
Inviato da admin il Mer, 07/07/2010 - 18:08
Delle 1015 aziende multinazionali top presenti nel mondo, ben 403 sono presenti nel nostro territorio (8 di queste sono italiane). L’atteggiamento prevalente da parte di chi è presente nel nostro paese sembra essere di diffusa benevolenza - tratto marcato in chi osserva la realtà italiana da distanza -; tuttavia, le complessità del nostro paese non sfuggono a chi ha deciso di operare in Italia e comportano uno sforzo di comprensione e di adattamento non indifferente.
L’indagine condotta da IPSOS per conto della Camera Commercio di Roma e disponibile qui (http://www.culturaecambiamento.it/node/352) in versione integrale, porta alla luce la percezione dei limiti strutturali e delle zone d’ombra percepite da chi nel nostro paese ha deciso di investire.
Burocrazia, complessità del sistema legale-amministrativo, interpretazione soggettiva delle regole, sono alcuni degli elementi che portano le aziende a percepire una sostanziale “inquietudine” di fronte a una cornice organizzativa e amministrativa spesso oscura, sicuramente mutevole.
Emerge dal parere degli intervistati la chiara percezione di un sostanziale pragmatismo degli italiani, capaci di gestire questi nodi problematici adottando strategie di gestione e breve termine. Insomma, il problem solving che, giocoforza, supera gli ostacoli burocratici che impediscono lo sviluppo di una visione e di una capacità strategica di pianificazione sul lungo periodo.
Ma che cosa ci rende un “bel paese” agli occhi delle aziende straniere?
Ovviamente alcune caratteristiche che da sempre distinguono l’Italia e ne fanno un polo d’eccellenza culturale ma anche altre caratteristiche, forse meno ovvie e probabilmente poco valorizzate dagli stessi italiani: qualità intellettuale e talento per l’innovazione, capacità di aprirsi agli altri - alle altre culture, al cambiamento - industriosità e dedizione al lavoro, talento per la creazione di brand.
I settori riconosciuti, dove queste qualità prosperano, sono la moda e il design, ma esistono contesti diversi e non altrettanto noti, nei quali l’Italia eccelle e che necessiterebbero di un supporto promozionale più strutturato nei confronti degli osservatori che hanno meno familiarità con la struttura produttiva del nostro Paese. Il settore ingegneristico e le produzioni di nicchia a forte impronta artigianale sono due esempi di eccellenza da valorizzare anche se da parte del sistema Italia è necessario migliorare sia la conoscenza delle lingue straniere - a partire dall’inglese - sia le infrastrutture tecniche, fisiche e di telecomunicazione.
Infine, permane negli osservatori, da un lato, la sensazione che l’Italia sia incapace di appropriarsi di un progetto e di creare la necessaria coesione e consenso per realizzarlo e, dall’altro, la percezione di un’Italia che attrae limitatamente ai poli di Lombardia e Lazio.
Ecco dunque che, a livello di immagine ma anche di possibilità di sviluppo, l’estero che guarda all’Italia dovrebbe essere messo in condizione di allargare gli orizzonti e superare il bipolarismo Roma-Milano.
Un superamento possibile ma che richiede un impegno per abbattere la percezione negativa dovuta alle pastoie burocratiche e a quelle zone d’ombra del nostro sistema paese che l’estero che guarda all’Italia percepisce in maniera chiara. Zone d’ombra e pastoie che non solo rallentano il processo di espansione delle multinazionali nel nostro Paese ma anche quello di valorizzazione del nostro potenziale professionale all’estero.
Inserito da Anonimo (non verificato) il Ven, 07/23/2010 - 17:12.
Inserito da Gabriele Cazzulini il Lun, 07/19/2010 - 14:28.
Inserito da Beppe (non verificato) il Ven, 07/09/2010 - 11:51.



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