"Il centro non regge più". David Weinberger e l'avvento di Internetminator
Inviato da Editore il Mar, 12/20/2011 - 11:17

Il 3 gennaio prossimo torna in libreria David Weinberger, uno dei più conosciuti osservatori di Internet e autore dell’arcinoto The Cluetrain Manifesto”. E come c’era da aspettarsi il nuovo libro, ancora prima di essere pubblicato, sta già suscitando polemiche ed è destinato a sollevare ancora più aspri dibattiti. 

Il libro si intitola “Too Big to Know” e oltre alle sperticate lodi da quarta di copertina a firma di Marc Benioff, John Seely Brown, Tony Burgess, Clay Shirky, ecc. reperibili in rete, ha già raccolto una prima valutazione dei contenuti da parte di Quentin Hardy sul suo blog del New York Times. 

L’articolo ha già un titolo provocatorio - “How the Internet is Ruining Everything” - e, più che sul libro, si basa sui contenuti di una conferenza tenuta da Weinberger circa un mese fa alla Berkeley School of Information dell’Università della California, in occasione della quale lo studioso ha toccato gli stessi temi del libro di prossima uscita, il più importante dei quali parrebbe essere la distruzione a opera di Internet delle istituzioni dedicate al sapere e alla cultura.

I riflessi nefasti del Web sull’editoria, l’estinzione, ormai data per certa, delle enciclopedie, le infinite crepe, indizio di un ormai prossimo crollo, che si allargano sempre più negli edifici tradizionalmente demandati ad ospitare conoscenza e cultura, sono tutti sintomi la cui causa, secondo Weinberger, sarebbe da ricercare in quello che è probabilmente il medium più potente mai inventato dall’uomo: Internet, appunto.

Agricoltura: singolare, femminile, prevalentemente immigrata?
Inviato da Editore il Mar, 12/06/2011 - 15:00

 

Secondo il rapporto Censis 2011, reso pubblico il 2 dicembre scorso, l’agricoltura è stato sinora il settore nel quale la crisi ha avuto l’impatto minore rispetto al resto del sistema economico, migliorando addirittura la produttività e riuscendo a conservare il primato del maggior numero di prodotti agroalimentari di qualità con denominazione protetta: il 22,1% di tutti quelli riconosciuti in ambito comunitario (il comunicato stampa del Censis relativo alla "società italiana al 2011" è scaricabile a partire da questo link). 

Nell’indagine “La Città che mangia”- realizzata da Asset Camera, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con SWG per Ecopolis - si racconta, fra le altre cose, la storia di una imprenditrice straniera, che crediamo fornisca delle interessanti indicazioni relative al potenziale ruolo futuro dell’immigrazione femminile nelle zone rurali e nel settore dell’agricoltura in particolare.

PUT, PUM, Boom - Quale “acronimo” per la mobilità sostenibile?
Inviato da Editore il Mar, 11/29/2011 - 13:33

La quantità di ricerche effettuate e di sperimentazioni messe in moto sul tema della mobilità sostenibile è impressionante. 

L’indagine realizzata da Asset Camera in collaborazione con CRITEVAT dell’Università Sapienza realizzata per Ecopolis riporta un’ottima selezione delle iniziative a livello europeo e italiano e, correttamente, segnala i due aspetti - positivo e negativo - di questo proliferare di iniziative, piattaforme, portali, progetti, tutti volti a fornire una o più soluzioni percorribili per conseguire l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale dei mezzi di trasporto.

L’indagine evidenzia che, solamente sulla base di quanto già esistente, sarebbe possibile realizzare una vera e propria enciclopedia per la conoscenza della materia e dei percorsi risolutivi realizzati o possibili. Una fonte di conoscenza unica e potenzialmente accessibile a chiunque, capace di raccogliere tutte le esperienze volte a risolvere un problema che affligge i cittadini di qualsiasi città - e delle metropoli in particolare - ma che ha anche effetti devastanti sulle modalità di governo del territorio a livello locale, nazionale e, infine, mondiale.

L’Italia dell’acqua, l’Italia del vento, l’Italia del sole. La geografia del nostro Paese indicatore chiave per le scelte energetiche del futuro.
Inviato da Editore il Mar, 11/29/2011 - 13:17

Secondo le ultime stime, mancano circa 12 anni all’estinzione delle riserve naturali di gas in Italia. A che punto siamo con le energie rinnovabili?

E’ vero, come sottolinea il rapporto “Città, Costruzione ed Energy Technology” realizzato da Asset Camera in collaborazione con CRESME Ricerche per Ecopolis,  le stime si basano su calcoli probabilistici e potrebbero essere sbagliate sia in relazione ai ritmi di estrazione sia perché nuovi giacimenti potrebbero venire alla luce. Tuttavia il dato suscita una certa inquietudine. Dodici anni passano in fretta e se pensiamo che il gas naturale ammonta al 22% della produzione nazionale di energia, appare chiaro che il problema assume ogni giorno di più carattere di urgenza.

Rispetto a quaranta anni fa, l’Italia produce oggi più rinnovabili ma anche più petrolio (nel 2009 ne sono stati estratti 4,5 milioni di tonnellate). Oggi le energie rinnovabili rappresentano la maggior voce di produzione interna, ma il loro contributo al consumo interno lordo è piuttosto modesto (circa il 6,8% nel 2008 secondo Eurostat). Inoltre, la produzione di energie rinnovabili è ancora legata quasi totalmente alle rinnovabili tradizionali, quelle a maggior impatto ambientale e minore potenzialità di sviluppo futuro.

Eolico e solare hanno una rilevanza marginale sulla produzione totale (6% il primo, 0,8% il secondo) specie se paragonate all’idroelettrico (quasi il 50% del totale di energia proveniente da rinnovabili) e alla legna e assimilati (21%). L’energia proveniente da tecnologia geotermoelettrica, infine, pesa per il 7,7% sulla produzione di energia rinnovabile (sempre in base ai dati del 2008).

Nel rapporto si evidenza che l’anno ormai al suo termine e il 2012 faranno segnare un significativo balzo in avanti, soprattutto nel settore fotovoltaico e già nei due anni precedenti, le nuove installazioni di impianti solari ed eolici hanno superato quelle da fonti elettriche tradizionali. I dati fanno ben sperare, almeno in termini di coscienza ambientale da parte degli operatori del settore edilizio e, più in generale, dei cittadini.

Ma in che direzione vanno le scelte “ecologiche” del nostro Paese?